Marzo 2003 Da inizio mese ha preso il via Unidea, la Fondazione di UniCredito Italiano: una fondazione privata, non bancaria, interamente finanziata attraverso gli utili del Gruppo. Una novità per il panorama italiano, nasce come fondazione umanitaria i cui obiettivi sono sostenere la solidarietà, la cooperazione e lo sviluppo umano attraverso attività di carattere sociale e umanitario, operando nei settori dell'assistenza, della sanità, dell'educazione e dell'ambiente. Sulla Fondazione e i suoi scopi Pier Luigi Celli, a capo della Direzione Corporate Identity del Gruppo, ha recentemente rilasciato un'intervista a Ventiquattrore TV – la televisione digitale del Sole-24 Ore - che pubblichiamo qui di seguito.
E' partita dunque la Fondazione di UniCredit... Pier Luigi Celli. In realtà l'idea è nata tempo fa. Anche le prime iniziative hanno già preso corpo da almeno un anno, sia per i progetti che riguardano attività in aree particolarmente a rischio in Africa, sia per quanto concerne la città di Milano, con il finanziamento per la "Casa della carità" di un ricovero per senzatetto. E' un'idea, quindi, che ha già trovato alcune gambe per camminare. Adesso viene formalizzata, in un momento in cui UniCredit, che è oggi in Italia la banca a maggior redditività e di più alto successo, sente che è una sua responsabilità sociale destinare una parte delle risorse che fanno parte del suo reddito a iniziative volte ad alleviare situazioni di disagio o comunque a favore di svantaggiati.
Nel consiglio di questa fondazione siedono persone riconducibili alla banca, altre invece che provengono da settori diversi della società. Con quale obiettivo? Celli. E' stata una precisa scelta della banca quella di avere un consiglio di amministrazione in cui buona parte dei membri fosse esterna, in rappresentanza di un ventaglio di situazioni e realtà sociali differenti. Tra gli "elementi" per così dire esterni figura il presidente, mentre tra quelli interni ci sono i rappresentanti dei dipendenti.
Questa iniziativa è anche una risposta alle tante critiche che arrivano al sistema bancario in questo momento. C'è un problema di immagine? D'Amato dice «Le banche non fanno abbastanza per il Mezzogiorno», ma anche da altri esponenti della maggioranza di Governo arrivano critiche al sistema bancario. Celli. Questo è un momento in cui, come dire, le critiche piovono anche da sponde da cui probabilmente non dovrebbero piovere. Io credo che non possiamo parlare di tutte le banche, noi parliamo della nostra banca. Io credo che una banca che produce reddito e produce ricchezza è comunque una banca che fa il suo dovere e lo fa non abbandonando nessuno dei segmenti a cui tradizionalmente è volta, soprattutto lo fa tenendo ben presente che le piccole e medie imprese sono il cuore del nostro sistema, anche creditizio. Quindi credo che molte delle critiche siano assolutamente estemporanee, hanno altri interessi, probabilmente obbediscono ad altre logiche, molto più politiche che non economiche.
In qualità di responsabile dell'immagine di UniCredit, in questo momento qual è il punto di forza su cui punta per valorizzare l'immagine della banca e qual è invece l'area più critica? Celli. Credo che l'obiettivo sia di creare una banca che si identifichi nella nuova struttura che abbiamo dato, in maniera tale che la fusione delle sette banche di provenienza trovi poi una confluenza omogenea all'interno del nuovo Gruppo e delle tre banche nazionali che sono state costituite. Se lavoriamo bene, se ci sentiamo rappresentati da una realtà aziendale in cui le cose funzionano, credo che anche l'immagine esterna possa avere riscontri positivi. Non mi preoccuperei di seguire tutte le voci o tutte le critiche che arrivano perché in questo modo non si va da nessuna parte. Credo che la banca debba essere protagonista in proprio e in seguito venire giudicata dai fatti.
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