Belfiore 1

 
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Impresa, socialità e cultura: è lungo queste tre direttive che si è sviluppato il progetto Belfiore 1. I sapori e i saperi della legalità e dell’inclusione sociale. Obiettivo: restituire alla cittadinanza di Lecco l’ex Wall Street, uno stabile confiscato alla criminalità organizzata ben 25 anni fa.

 

Traguardo centrato grazie ai promotori e ai sostenitori del progetto Belfiore 1. Una start-up sociale che gestirà una pizzeria-ristorante, con particolare attenzione alla cultura della legalità, dell’accoglienza e dell’insediamento lavorativo di persone svantaggiate. Al progetto hanno collaborato l’Agenzia Nazionale dei beni confiscati, il Comune di Lecco, Regione Lombardia, la Prefettura, l’Aler, Libera, la Fondazione Comunitaria del Lecchese, Fondazione Cariplo e naturalmente UniCredit Foundation. Il progetto è gestito dall’Ats – Associazione Temporanea di Scopo – costituita da La Fabbrica di Olinda (ente capofila), Arci Lecco e Auser Lecco e, come anticipato, si articola su tre livelli: imprenditoriale, sociale e culturale.

 

L’ambito imprenditoriale si riferisce all’esercizio pubblico di pizzeria e ristorante con particolare attenzione alla qualità delle materie prime, ai fornitori locali e ai processi di lavorazione. L’ambito sociale invece concerne l’attivazione di percorsi di inserimento lavorativo di persone svantaggiate, ma anche percorsi partecipativi, prelavorativi e formativi orientati alla valorizzazione delle diversità dei partecipanti. In questo è essenziale la collaborazione con i Servizi sociali del Comune di Lecco e il lavoro di rete con altre organizzazioni, fra cui il Dipartimento di Salute Mentale del capoluogo lombardo. L’ambito culturale infine ha come focus la promozione di una cultura della legalità attraverso il coinvolgimento dei cittadini e trova il suo fulcro nel libro, oggetto di arredo dominante nel locale e al centro di un nuovo servizio di book crossing del Comune di Lecco.

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Thomas Emmenegger, Presidente, La Fabbrica di Olinda

“Il nostro tratto distintivo sta nella bontà del servizio: il ristorante, oltre a restituire ai cittadini un bene sequestrato alle mafie e a impiegare persone con problemi di salute mentale, usa materie prime di prima qualità e fornitori locali”